Pia Pera. Scrivere il giardino per (ri)scrivere il mondo
In una lunga recensione a L’arcipelago di Longo Maï (Baldini & Castoldi, 2000), Goffredo Fofi definisce Pia Pera uno «strano personaggio delle nostre lettere» (“Lo straniero”, 13/14, 2001, p.2 6). Traduttrice dell’Onegin di Puskin (Venezia, Marsilio, 1996) e di Fiabe russe proibite (Milano, Garzanti, 1990), secondo Fofi, Pia Pera portava in sé «germi inguaribilmente romantici e libertari, quando non libertini» e, potremmo dire, è con questo spirito che ha affrontato, a partire da quell’inchiesta narrativa di inizio millennio, questioni legate all’esplorazione dei rapporti tra umano, non-umano e paesaggio. Questa “stranezza”, aggiungiamo noi, nasce inoltre da un percorso letterario eterogeneo che, già agli inizi del nuovo millennio, aveva attraversato la saggistica, la traduzione e la narrativa, approdando a una scrittura in bilico tra narrazione, inchiesta e…
